Vicino e lontano. Viaggio nel cinema giapponese

La 4° edizione della rassegna organizzata dal Cineclub Libreria del cinema, in collaborazione come sempre con Oltre lo Sguardo e TeatroGruppo Popolare, è dedicata interamente al cinema giapponese.

Scoperto negli anni Cinquanta grazie all’impulso dato dalla Mostra di Venezia, che ha presentato e premiato i grandi capolavori di Kurosawa e Mizoguchi, il cinema giapponese non ha smesso di affascinare gli spettatori occidentali che vedono in esso una forma al tempo stesso distante e vicina rispetto ai canoni del cinema americano ed europeo. Se la distanza si gioca sul piano culturale, la vicinanza si gioca sul quello del linguaggio, avendo i registi giapponesi assimilato – rielaborandoli in modo personale – i codici, la grammatica, i mezzi espressivi del cinema occidentale. Come ha scritto Jacques Rivette: “Questi film – che, in lingua sconosciuta, ci raccontano storie completamente estranee alle nostre abitudini – questi film ci parlano di fatto un linguaggio familiare. Quale? Il solo al quale tutto sommato un cineasta dovrebbe aspirare: quello della mise en scène” (1).

Il programma della nostra rassegna prevede una selezione di 6 film, e di 6 registi, rappresentativi della storia di questa cinematografia. Una sorta di condensazione, ovviamente senza alcuna pretesa di essere esaustiva.

Si parte innanzi tutto con la grande triade del periodo classico: Ozu, con Tarda primavera del 1949; Kurosawa, con Rashômon del 1951, il film che – vincendo il Leone d’oro a Venezia – inaugura la fortuna del cinema giapponese in occidente; Mizoguchi, con Vita di O-haru del 1952 (Premio internazionale a Venezia).

Quindi i due maestri della cosiddetta nouvelle vague giapponese: Oshima, con Racconto crudele della giovinezza del 1960, il film-manifesto di quel grande movimento di rinnovamento linguistico; e Imamura con un film tardo, Dr. Akagi del 1998.

Infine il talento del cinema giapponese contemporaneo, Kitano con Hana-bi – Fiori di fuoco che, vincendo il Leone d’oro a quasi 50 anni di distanza di Rashômon, ha provocato una riaccensione dell’interesse verso il cinema nipponico.

Il taglio che abbiamo voluto dare alla rassegna non è culturale, storico o sociologico: questi aspetti emergeranno naturalmente dalla ricchezza tematica dei film selezionati. L’impostazione che abbiamo scelto non poteva che essere cinematografica, volta a indagare forme e simboli della messinscena. Nella presentazione dei film si alterneranno 6 esperti di cinema, cercando con i loro interventi di traghettare lo spettatore, colmando la distanza.

Andrea Bettinelli
Cineclub Libreria del Cinema

 

(1) J. Rivette, Mizoguchi vu d’ici,  “Cahiers du cinéma” 81(1958).